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Io medito

La meditazione ci insegna che la saggezza e la compassione di cui abbiamo bisogno sono già dentro di noi. Ci aiuta a conoscere noi stessi: le nostre parti ruvide e le nostre parti lisce, la nostra passione, l’aggressività, l’ignoranza e la paura. Se scopri che oggi i tuoi pensieri sono violenti o pieni di negatività, se osservi che stai attraversando un momento difficile, sii gentile. Usa compassione e benevolenza verso di te. Tutto ciò che emerge durante la meditazione (come nella vita!) va bene. Fai amicizia anche con le tue emozioni più difficili.

Sebbene possa essere imbarazzante o doloroso, fa bene smettere di nascondersi da se stessi. Fa bene conoscere tutti i modi in cui siamo subdoli, tutti i modi in cui ci nascondiamo, tutti i modi in cui chiudiamo, neghiamo, critichiamo noi stessi e gli altri.
Col tempo, con la pratica, puoi arrivare a osservare tutto ciò che emerge con un certo senso dell’umorismo e soprattutto con tanta pazienza. Conoscendo te stesso, conoscerai tutta l’umanità. Imparerai a parlarti con voce compassionevole, gentile e leggera. La compassione per gli altri inizia con la gentilezza verso noi stessi. -Marialaura Bonfanti-

La meditazione ti mostra che tutte le tue lotte (le frustrazioni, le ansie, la rabbia la tristezza, il dolore, la preoccupazione) derivano da un’unica cosa: l’attaccamento. Quando sei preoccupato, quando forzi le cose ad andare come vuoi tu (piuttosto che lasciarle essere come sono), quando sei arrabbiato con qualcuno, è perché vuoi forzarlo ad essere come ti aspetti, piuttosto che accettarlo come il meraviglioso essere umano (imperfetto) che è. La pratica della meditazione ti dà la possibilità di osservare tutti questi attaccamenti e ti insegna a lasciarli andare.

Secondo gli insegnamenti del Buddismo Theravada noi veniamo su questa pianeta proprio per sciogliere gli attaccamenti. E ne abbiamo ben 1500: 500 per il corpo, 500 per il cuore e 500 per la mente.

Quando entri in meditazione nell’immobilità del corpo e cerchi di rimanere in presenza, scoprirai che la tua mente fugge dal momento presente, ATTACCANDOSI alle preoccupazioni per il futuro, pianificando, ricordando le cose del passato. Il primo allenamento quindi che la meditazione ci offre è già un allenamento al lasciar andare gli attaccamenti: osservando cosa sta facendo la tua mente, riportandola al respiro e tornando al momento presente.
Questo succede ancora e ancora, e pian piano ci riesci. È come la memoria muscolare: dopo aver riportato centinaia, migliaia di volte, la tua mente che vagava al respiro, impari che qualunque cosa a cui ti sia affezionato è semplicemente una storia, una narrazione, un sogno, nulla di pesante, è come una nuvola che può essere spazzata via da una brezza.

La meditazione in fondo ti insegna a fidarti che le cose vanno bene così come sono. Potrebbero non essere “ideali”, ma vanno bene. Inizi a diventare consapevole della fatica che fai a rifiutare continuamente il momento presente, e ti apri alla Bellezza di questo momento. -Marialaura Bonfanti-

Quando ti siedi in meditazione e, attraverso un respiro profondo, emergi nella postura del trono (l’arco di Arjuna attivo nella tua spina dorsale) spontaneamente i tuoi due occhi che guardano fuori, gli occhi persi nella superficie, si chiudono.

E dolcemente si schiude il Loto dell’Occhio Singolo. L’occhio che guarda dentro e vede in profondità, oltre ogni increspatura o opinione. L’Occhio senza inganno.

Quanto ti siedi in meditazione e si apre l’Occhio che vede la Verità, comprendi in un istante che tutto è Bellezza, Ritmo e Armonia senza fine. In quel Luogo di inesauribile pace cade ogni affanno, ogni sforzo, ogni lamento. Anche il respiro a tratti si sospende e in ogni tua cellula accade naturalmente un profondo reset benefico e salvifico.

Il tuo corpo torna a vibrare dell’antica armonia dell’Aum.

Diventi un Essere umano vero.

Pura Presenza, Pura Consapevolezza, Pura Gioia. – Marialaura Bonfanti –

La postura della meditazione è una postura fisica: stiamo seduti a terra con un forte senso di radicamento, le ginocchia toccano il pavimento, le natiche sono appoggiate, la schiena è eretta ma flessuosa, non rigida, il petto è aperto al mondo, all’infinito, le mani sono appoggiate con semplicità una sull’altra oppure sulle ginocchia, gli occhi sono chiusi o lo sguardo è abbassato e fuori fuoco, una vista periferica. Ma la postura è soprattutto una postura del cuore, senza la postura del cuore non c’è nemmeno quella del corpo o è forzata e rigida.
La postura del cuore è: io sono qui, aperta a qualsiasi cosa sorga e mi visiti, sono radicata a terra, sento il suo sostegno e insieme mi alzo verso il cielo, nello spazio.
Il respiro è il mio alleato, mi fa stare qui in questo momento che fugge, nel presente che non è un tempo.
Sono seduta per conoscere, non per fuggire in un mondo interno, in un oltre.
Sono seduta e seguo umilmente e con pazienza il respiro perché so che pensare non dà soluzioni.

Chandra Livia Candiani – Il silenzio è cosa viva